
Il nostro atleta Alessandro Franci, imbarcato come tailer sullo Swan 45 DSK, yacht con bandiera italiana ed equipaggio formato da vari campioni tra i quali Pietro D’Alì ed Andrea Casale, ha vinto la Sidney-Hobart nel raggruppamento IRC “C”. Ad Alessandro, al ritorno dall’ Australia, oltre ai dovuti complimenti abbiamo fatto qualche domanda per il nostro notiziario su questa splendida impresa.
[img_assist|fid=116|thumb=1|alt=DSK nella baia di Sidney]
Che ne pensi di questa regata, è stata dura?
La SH è considerata la regata d’altura più dura al mondo per le condizioni meteo proibitive del Mar di Tasmania e dello stretto di Bass. 630 miglia, dalla splendida baia di Sidney ad Hobart, capitale della Tasmania, a lat. 43°Sud, di durissima navigazione. Appena esci da Sidney ed inizi a scendere nello stretto di Bass (37°12’Sud) il fondale passa da 2500 a 500 ed in alcuni punti a 50 metri: la conformazione del fondo del mare, il vento da Sud-Ovest a 35-40 nodi e la corrente da Nord di 3-4 nodi creano una miscela “esplosiva”: il mare ribolle, si alzano onde ripide ed incrociate di 4-5 metri per lo più frangenti… e poi fa freddo… e sei sempre bagnato. Noi abbiamo navigato per 3 gg ed 11 ore quasi sempre di bolina, con 30-35 nodi in faccia fino all’arrivo alle “organ pipes”, le famose roccie a forma di guglia, lavorate dal vento e dal gelo, all’ imboccatura del porto di Hobart.
Qual è la differenza tra la SH ed una regata corsa sul Mediterraneo?
A parte il fiume di corrente che devi agganciare, la differenza più evidente è il tipo di onda, hai uno swell costante, più il chop del vento e poi la pesantezza dei 40 ruggenti… che per noi mediterranei sembrano ancora più ruggenti.
Come era la vita a bordo?
Facevamo turni di 2 ore di lavoro divisi in tre gruppi di tre persone mentre il navigatore era fuori turno: uno ON, uno STD-BY e l’altro OFF. In pratica riposavi ogni 4 ore. Quando mettevi il naso sotto-coperta era come entrare in una lavatrice in centrifuga. Il rumore della prua che sbatteva con violenza e di continuo sulle onde accompagnava il poco riposo a nostra disposizione. Inutile dire che il concetto di asciutto in questa regata è molto molto aleatorio.
Durante la navigazione eravate seguiti dagli organizzatori?
Solo vai radio. L’ organizzazione, all’ imboccatura dello stretto di Bass, ti chiede di fare un check sulla sicurezza e di dichiarare la tua intenzione di continuare la navigazione! Eravamo obbligati ad avere un’antenna SSB a bordo, radio più potenti ed ogni 12 ore devi dare la tua posizione. Quindi tutti conoscono le posizioni degli avversari. Questo aspetto, con il passare delle ore, ci ha consentito di capire che la nostra tattica stava iniziando a dare i suoi frutti.
Come viene vissuta questa regata in Australia?
Per gli australiani è la Regata. Ne vanno fierissimi. Il 26 Dicembre, giorno della partenza, la Sidney Bay si trasforma in un’arena gremita di barche e di persone in festa che salutano le 70 barche al via. All’ arrivo ad Hobart la gente festeggia come eroi quelli che, come noi, la concludono. In più c’era la curiosità e la novità della barca italiana con equipaggio tutto italiano che coglie un risultato storico: all’ arrivo avevamo sempre la stampa a bordo ed un vero pellegrinaggio di spettatori e di addetti ai lavori.
E voi come avete vissuto questo risultato?
Abbiamo tagliato la linea di arrivo oltre la felicità, il gruppo si è stretto in un abbraccio collettivo consapevole di aver fatto un buon lavoro e di aver portato a casa una prestazione che è nella storia della vela italiana.
[img_assist|fid=119|thumb=1|alt=DSK - Franci ed il resto dell' equipaggio alla premiazione]
Delle 70 barche partite, una barca affondata, sette ritirate per avaria, due disalberamenti (i maxi Maximus ed ABN Amro), il DSK è la prima barca italiana con equipaggio completamente italiano che ottiene un risultato del genere: 1° nella divisione IRC C, 6° overall, 12° sulla linea in tempo reale